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Ra-Rappresaglia...... ma quanto manca alla fine?

Fonte: www.repubblica.it

Tg1, la cacciata dei tre conduttori decisa da Minzolini e percepita come un'epurazione
Una conduttrice storica che non ha firmato il documento a favore del direttore sul caso Mills, va all'attacco

Busi: "Sì, è scattata una rappresaglia
mai visto osare tanto, e perdiamo ascolti"

di LEANDRO PALESTINI

Maria Luisa Busi"C'è un clima insostenibile in redazione. Non c'è più la dialettica tra le varie sensibilità"
ROMA - Maria Luisa Busi, da vent'anni al Tg1, volto di punta dell'edizione delle 20, rischia di essere la prossima ad essere allontanata dal Tg1. Perché non ha firmato l'appello a favore del direttore Augusto Minzolini sul caso Mills. E a febbraio, quando era inviata a L'Aquila, agli abruzzesi che contestavano il direttore "Scodinzolini", lei non avrebbe opposto sufficiente resistenza. La Busi è nella "lista nera" del Tg1, ma accetta di parlare.

Busi, che clima si respira oggi al Tg1? Crede sia casuale che dalla conduzione vengano cancellati i volti di coloro che non hanno firmato la lettera in favore del direttore?
"Credo non sia affatto casuale. Credo si tratti di una rappresaglia. Come dice Franco Siddi, segretario della Fnsi. Una rappresaglia che prima dei colleghi, volti storici e professionisti liberi di questo giornale, ha colpito Massimo De Strobel, caporedattore centrale, uomo chiave della storica macchina del Tgi. Anche lui non firmatario di quella lettera, guarda caso. Anche lui rimosso senza una alternativa professionale credibile. Il clima? Il clima in redazione è insostenibile, in 21 anni ho visto altri direttori riconducibili all'area culturale del centrodestra (Vespa, Rossella, Minun), nessuno aveva mai osato tanto. In quanto al "rinnovamento", di cui parla il direttore Minzolini... di che stiamo parlando? Forse che alla Bbc, alla Cnn, nella tv pubblica francese, non conta la fidelizzazione del pubblico, rispetto ai volti storici? Nel senso di quelli che hanno fatto la storia del giornale e la sua credibilità. E poi che dire di De Strobel, che non va neppure in video".

I consiglieri Rai Rizzo Nervo e Van Straten parlano di determinazione "stalinista" del direttore del Tg1.
"Fanno bene i consiglieri ad usare parole forti. La verità è che il nostro è sempre stato un giornale in cui la dialettica nella redazione tra le diverse sensibilità è stata sempre rispettata. Come è sempre stata rispettata la pluralità di voci nel Paese".

C'è chi dice che il tg1 è tg schierato. Cosa ne pensa?

"Mi chiedo come si possa dire il contrario. È sotto gli occhi di tutti, di milioni di spettatori. Sempre meno, tra l'altro. Abbiamo perso pubblico siamo attestati al 26 per cento di ascolto. Incontro continuamente gente che dice, "io non vi guardo più". La gente più disparata. Difficile credere che non dipenda da due ordini di problemi: il primo, gli editoriali. Il direttore ha diritto a farli, ma non credo debba dimenticare che si tratta del primo giornale del servizio pubblico. Che non si era mai schierato a questi livelli sui temi cari al governo e alla presidenza del consiglio. Il secondo, è la rappresentazione del Paese. Al tg1 non si parla più della vita reale, dei problemi dei cittadini, di chi ha perso il lavoro, di chi non ce la fa, dei cassintegrati, dei precari della scuola".

I conduttori del Tg1 saltano. La prossima potrebbe essere lei. Si pente di non aver firmato quel documento in sostegno del direttore?
"Non mi pento affatto. Si apriva dicendo: al Tg1 non c'è alcun disagio... Non poteva essere una affermazione condivisibile né veritiera".

Voi conduttori ci mettete la faccia. Vi imbarazza la satira del Trio Medusa, che vi prende in giro per l'annuncio dei servizi leggeri del Tg1?

"Questo crea in me un grande imbarazzo. Esercito sempre il mio ruolo, come altri colleghi, nel cercare di evitare che l'infotainment (informazione-intrattenimento) dilaghi a dismisura come sta accadendo. Una volta, come sesta notizia abbiamo dato i cigni imprigionati dal ghiaccio in Ucraina e poche righe sullo sciopero generale in Sardegna. Senza nulla togliere ai colleghi che fanno quei pezzi cosiddetti leggeri, e cercano di farli al meglio, così non si può andare avanti. Ma il peggio è stato a L'Aquila, quando a protestare contro la troupe del Tg1 che guidavo, sono state centinaia di persone terremotate".

http://www.repubblica.it/politica/2010/04/01/news/busi_s_scattata_una_rappresaglia_mai_visto_osare_tanto_e_perdiamo_ascolti-3058917/

Augusto "Tuo" - Max Paiella - WE HAVE THE LEADER (Berlusconi)



Imitazione memorabile di Augusto Minzolini per Max Paiella (comico poco noto al grande pubblico anche se già con diverse esperienze fra Zelig, Il Ruggito del Coniglio e La Tintoria in tv) nella puntata di Parla con me.

"E gli avversari non ci son più
e Fini e Bersani e Di Pietro
se la prendono sempre nel Culllllllll"

Ecco.... questi sono i veri risultati delle elezioni regionali.

Intervista a Nicola Biondo - Il Patto, la trattativa tra Stato e mafia



Il patto è sempre esistito, ma dai tempi di Luky Luciano...

Trattativa tra mafia e stato, intervista a Massimo Ciancimino



"Non fu una sola la trattativa fra Stato e mafia fra il 1992 e il 1993". Massimo Ciancimino torna a deporre nell'aula buker dove il generale del Ros Mario Mori è accusato di aver favorito la latitanza di Bernardo Provenzano e accusa: "A un certo punto, nel dicembre '92 mio padre fu arrestato. Riteneva che fosse una trappola dei carabinieri, che ormai avevano avuto da Bernardo Provenzano, nostro tramite, le carte utili per giungere all'arresto di Riina. Mio padre diceva che la trattativa stava proseguendo. Mi fece un nome, quello di Marcello Dell'Utri".
Il nome del politico del Pdl è in uno dei pizzini consegnati nei mesi scorsi ai pubblici ministeri di Palermo da Massimo Ciancimino: In quel biglietto Provenzano scriveva a mio padre del nostro amico sen. spiega oggi in aula - Era DellUtri, anche se senatore non era. Mio padre diceva: Provenzano fa confusione, dato che spesso scrive la parola senatore. Ciancimino junior prosegue: Mio padre aveva saputo da Provenzano di un suo rapporto diretto con DellUtri.
Nei pizzini consegnati da Ciancimino si parla di un progetto di "clemenza" per i mafiosi: "Provenzano si stava interessando tramite l'amico senatore - spiega il testimone - Provenzano scriveva a mio padre che non solo Dell'Utri ma anche il "nostro presidente", ovvero il nuovo governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro, stava spingendo per la soluzione delle sue sofferenze".
Nel secondo giorno di deposizione del figlio dell'ex sindaco di Palermo si parla innanzitutto dell'arresto di Totò Riina. "Dopo la strage di via d'Amelio - dice Massimo Ciancimino davanti ai giudici della quarta sezione del tribunale di Palermo - mio padre mi spinse a riprendere i contatti con i carabinieri, il colonnello Mori e il capitano De Donno. Concordammo un nuovo incontro che avvenne nell'appartamento romano di mio padre, nei pressi di piazza di Spagna, tra il 25 e il 26 agosto. Ho un documento che prova quell'appuntamento - aggiunge Ciancimino -. In quel momento, cambiava totalmente l'oggetto del dialogo fra mio padre e gli ufficiali dell'Arma rispetto alla prima trattativa. Nel momento in cui si percepiva chiara la ferocia di Cosa nostra, mio padre reputava infatti interrotto qualsiasi tipo di rapporto con Salvatore Riina. I carabinieri chiesero allora di poter catturare Riina, non Provenzano, perché loro sapevano che Provenzano era un interlocutore privilegiato di mio padre . I carabinieri sapevano che per potere giungere a Riina avevano bisogno di mio padre".
Il pubblico ministero Nino Di Matteo chiede: "I carabinieri erano informati che per giungere alla cattura di Riina suo padre avrebbe dovuto rapportarsi con Provenzano?". Ciancimino risponde: "Sì, anche perché mio padre non sapeva certo dove si trovasse Riina, da tempo non lo vedeva".
Il pm torna a chiedere: "I carabinieri sapevano che suo padre si vedeva con Provenzano per arrestare Riina?". La risposta: "Certo, mio padre aveva detto subito che per mettere fine alla latitanza di Riina bisognava fare una certa strada". Di Matteo: "Non fu mai chiesto dai carabinieri l'arresto di Provenzano?". Ciancimino: "No mai".
Negli incontri dopo la strage di via d'Amelio ("fra il 25 agosto e novembre") Vito Ciancimino avrebbe chiesto ai carabinieri che di quella seconda trattativa fosse informato Luciano Violante, intanto diventato presidente della commissione antimafia. "Mio padre chiedeva che Violante fosse agganciato perché era vicino alla magistratura, in particolare a certi giudici comunisti".
Secondo la ricostruzione di Massimo Ciancimino, sarebbero state passate delle mappe di Palermo all'entourage di Provenzano: "Erano in due tubi gialli, con dei fogli A3 - spiega il teste - furono poi restituite tramite me ai carabinieri. In quelle mappe era cerchiata una zona e segnate alcune utenze telefoniche, dell'acqua e del gas".
Vito Ciancimino avrebbe poi chiesto un passaporto di copertura ai carabinieri, per incontrare all'estero Provenzano, in Germania. Ma il 19 dicembre, Vito Ciancimino venne arrestato, per scontare un residuo di pena. "Mio padre mi disse: è stata una trappola dei carabinieri, adesso che hanno le carte utili per arrestare Riina vogliono togliermi di mezzo".









Tema: Riforma Scuola. Svolgimento: come creare un vivaio (o un esercito) di lobotomizzati.





"La scuola Italiana sforna dei ragazzi che non avendo prospettive universitarie si immettono, o vogliono immettersi nel mondo del lavoro, ma secondo quanto riferito dalle imprese e anche Confindustria non hanno cognizioni adeguate al mondo del lavoro. Quindi abbiamo provveduto ad una riforma della scuola." Silvio Berlusconi

La nostra scuola ha sfornato talenti che hanno insegnato al mondo intero. Quanto tempo è che viene denunciata la "FUGA DI CERVELLI"? Sono forse state le scuole inadeguate? E se sì, allora come si spiega che i nostri ricercatori, medici, psichiatri, artisti, registi, attori, imprersari, scenziati, professori, progettisti, albergatori etc etc, sono molto ricercati?
Questa non è riforma della scuola, è la nascita della manodopera più a basso costo della storia. L'Italia di quà, l'Italia di là ma siamo sempre quelli pagati di meno, e di tanto meno.

E'perfetto il discorso della gelmini sulla lingua straniera, io sono d'accordo sullo studio migliorato di lingue straniere, ma vi assicuro che studiare un'intera materia in Inglese all'ultimo anno non sortirà gli effetti da questi descritti. Tra l'altro l'unica materia che pùò andare bene a questo scopo è, appunto, l'inglese.

Mi spiego meglio: si possono studiare tutte le materie che si vogliono in inglese ma a patto di sapere già l'inglese perchè non è possibile studiare altre materie in lingua straniera se quella lingua non la sai!!!


Berlusconi ha ragione nel dire che qualcosa nella nostra scula non è ritenuto in linea con gli standard europei, ma la nostra scuola loro l'hanno copiata per dar vita alle loro. Questa è la scusa perfetta per legittimare un importante mossa nei sui giochi di potere.
E' di fondamentale importanza per questo governo lenire a poco a poco i pilastri che rendono una nazione forte, fiera e orgogliosa. Dalla magistratura alla scuola, già lo avevano fatto pcecedentemente con l'arte la cultura e lo spettacolo, andando ad impoverire il mondo creativo Italiano che ci hanno sempre invidiato, o meglio, ammirato e poi copiato, e più che copiato direi studiato e poi sviluppato.

No, tutto ciò non ha niente a che vedere con l'intento di migliorare la scuola.

Vorrei ricordarvi che stiamo parlando di Pinocchio, e Pinocchio che governa il paese a me fà rabbrividire, perchè questo non è quello quello fondalmentamente buono, anzi.

Ad esempio:

Ignazio Marino sul rifiuto di Franceschini e Bersani al confronto a tre



Da: ladygroove71b
Magistrali mazzolate inferte da Ignazio Marino a Bersani e Franceschini circa il loro rifiuto ad un confronto pubblico a tre da tenere prima del congresso.
"Non si puo' invocare delle primarie all'americana e poi farle all'italiana. Sto chiedendo da settimane un confronto con Pier Luigi Bersani e Dario Franceschini. Il primo non risponde, il secondo dice che non ce n'e' bisogno. Aspettero' ancora qualche giorno, poi invitero' al confronto Massimo D'Alema e Walter Veltroni, che sono i loro azionisti di riferimento"

Altro annoso tema affrontato da Marino è la libertà dell'informazione e l'intervista oscena rilasciata dallo show-dwarf Berlusconi alla (sua) Nessma TV.

Berlusconi a porta a porta:vetero comunisti vecchi gufi D'Alema stalinista che è lì da 40 anni.



Berlusconi ha ragione..... ci vuole un cambio generazionale....... addiritura Vespa stesso gli ricorda che "non è più un ragazzino", ma le antenne di berlusconi viaggiano su altre frequenze e quindi non hanno captato il messaggio........
Proviamo tutti assieme......... LEVATI DAI COGLIONI!!!!!!!!!!

Peppino Impastato, una vita contro la mafia



Cristiano Aldegani, sindaco leghista di Ponteranica, in provincia di Bergamo, ha deciso che la biblioteca comunale non deve essere più dedicata a Peppino Impastato, ucciso dalla mafia nel 1978.

Nel "Bel Paese" in cui viene dedicata una strada, a Roma, a Bettino Craxi, una targa che teneva viva la memoria di uno che ha dato la vita per lottare contro la mafia viene rimossa perchè "i morti da ricordare devono essere padani doc."

A questo punto tutto è possibile, anche che Berlusconi sia il miglior presidente del consiglio che l' Italia abbia mai avuto............ ma anche no!!!!!!!

La caduta di berlusconi



Il torero olè!!

Schiva tutto, anzi rimanda indietro come i boomerang........ chissà che prima o poi torni tutto indietro anche a lui... sai che divertente?? vorrei assistere, ma qualcosa mi dice che anche stavolta saremo accondiscenti, remissivi ma sopratutto con le braghe abbassate.
Ho come l' impressione che l' italiano medio sia gay, ma di quelli che a tutti i costi deve far vedere che non lo è e allora usa rabbia, arroganza ed ignoranza come armi di opposizione a due o tre virtù che, da sempre, fanno più male di qualsiasi altra cosa: la verità, la giustizià ed il coraggio.

Ma mi domando e dico: come è possibile che chi lo sostiene, di destra o di sinistra, non si indegni?
Io credo che siete di destra solo quando conviene dato che, se lo foste davvero, la notte non stareste in giro, non fumereste o berreste, sempre a fare ginnastica con rigore e disciplina, non andreste nei night o a puttane e sareste CONTRO LA MAFIA E I MAFIOSI.
Che cosa siete?? mah!! un giorno forse lo saprete, nel frattempo non rompete con la vostra crisi di identità dicendo sempre cazzate, difendendo la vostra persona ritenendovi meglio degli altri.
Siete la danzante e canticchiante merda di questo mondo, come me e tutto il genere umano, perchè per quanto vi possiate sforzare si muore tutti prima o poi.

PS: VISTO CHE NON ESISTONO PIù, NON SONO DI SINISTRA E NE DI DESTRA!!!!!!!!!!!!!!!!!

La strategia della menzogna

Pubblico quest' articolo giusto perchè mi piace:

di EZIO MAURO

POICHE' la sua struttura privata di disinformazione è momentaneamente impegnata ad uccidere mediaticamente il direttore di "Avvenire", colpevole di avergli rivolto qualche critica in pubblico (lanciando così un doppio avvertimento alla Chiesa perché si allinei e ai direttori dei giornali perché righino dritto, tenendosi alla larga da certe questioni e dai guai che possono derivarne) il Presidente del Consiglio si è occupato personalmente ieri di "Repubblica": e lo ha fatto durante il vertice europeo di Danzica per ricordare l'inizio della Seconda guerra mondiale, dimostrando che l'ossessione per il nostro giornale e le sue inchieste lo insegue dovunque vada, anche all'estero, e lo sovrasta persino durante gli impegni internazionali di governo, rivelando un'ansia che sta diventando angoscia.

L'opinione pubblica europea (ben più di quella italiana, che vive immersa nella realtà artefatta di una televisione al guinzaglio, dove si nascondono le notizie) conosce l'ultima mossa del Cavaliere, cioè la decisione di portare in tribunale le dieci domande che "Repubblica" gli rivolge da mesi. Presentata come attacco, e attacco finale, questa mossa è in realtà un tentativo disperato di difesa.

Non potendo rispondere a queste domande, se non con menzogne patenti, il Capo del governo chiede ai giudici di cancellarle, fermando il lavoro d'inchiesta che le ha prodotte. È il primo caso al mondo di un leader che ha paura delle domande, al punto da denunciarle in tribunale.

Poiché l'eco internazionale di questo attacco alla funzione della stampa in democrazia lo ha frastornato, aggiungendo ad una battaglia di verità contro le menzogne del potere una battaglia di libertà, per il diritto dei giornali ad indagare e il diritto dei cittadini a conoscere, ieri il Premier ha provato a cambiare gioco. Lui sarebbe pronto a rispondere anche subito se le domande non fossero "insolenti, offensive e diffamanti" e fossero poste in altro modo e soprattutto da un altro giornale. Perché "Repubblica" è "un super partito politico di un editore svizzero e con un direttore dichiaratamente evasore fiscale".

Anche se bisognerebbe avere rispetto per la disperazione del Primo Ministro, l'insolenza, la falsità e la faccia tosta di quest'uomo meritano una risposta.

Partiamo da Carlo De Benedetti, l'editore di "Repubblica": ha la cittadinanza svizzera, chiesta come ha spiegato per riconoscenza ad un Paese che ha ospitato lui e la sua famiglia durante le leggi razziali, ma non ha mai dismesso la cittadinanza italiana, cioè ha entrambi i passaporti, come gli consentono la legge e le convenzioni tra gli Stati. Soprattutto ha sempre mantenuto la residenza fiscale in Italia, dove paga le tasse. A questo punto e in questo quadro, cosa vuol dire "editore svizzero"? È un'allusione oscura? C'è qualcosa che non va? Si è meno editori se oltre a quello italiano si ha anche un passaporto svizzero? O è addirittura un insulto? Il Capo del governo può spiegare meglio, agli italiani, agli elvetici e già che ci siamo anche ai cittadini di Danzica che lo hanno ascoltato ieri?

E veniamo a me. Ho già spiegato pubblicamente, e i giornali lo hanno riportato, che non ho evaso in alcun modo le tasse nell'acquisto della mia casa che i giornali della destra tengono nel mirino: non solo non c'è stata evasione fiscale, ma ho pagato più di quanto la legge mi avrebbe permesso di pagare. Ho versato infatti all'erario tasse in più su 524 milioni di vecchie lire, e questo perché non mi sono avvalso di una norma (l'articolo 52 del D. P. R. 26 aprile 1986 numero 131, sull'imposta di registro) che, ai termini di legge, mi consentiva nel 2000 di realizzare un forte risparmio fiscale.

Capisco che il Premier non conosca le leggi, salvo quelle deformate a sua difesa o a suo privato e personale beneficio. Ma dovrebbe stare più attento nel pretendere che tutti siano come lui: un Capo del governo che ha praticato pubblicamente l'elogio dell'evasione fiscale, e poi si è premurato di darne plasticamente l'esempio più autorevole, con i quasi mille miliardi di lire in fondi neri transitati sul "Group B very discreet della Fininvest", sottratti naturalmente al fisco con danno per chi paga le tasse regolarmente, con i 21 miliardi a Bettino Craxi per l'approvazione della legge Mammì, con i 91 miliardi trasformati in Cct e destinati a non si sa chi, con le risorse utilizzate poi da Cesare Previti per corrompere i giudici di Roma e conquistare fraudolentemente il controllo della Mondadori. Si potrebbe andare avanti, ma da questi primi esempi il quadro emerge chiaro.

Il Presidente del Consiglio ha detto dunque ancora una volta il falso, e come al solito ha infilato altre bugie annunciando che chi lo attacca perde copie (si rassicuri, "Repubblica" guadagna lettori) e ricostruendo a suo comodo l'estate delle minorenni e delle escort, negando infine di essere malato, come ha rivelato a maggio la moglie. Siamo felici per lui se si sente in forze ("Superman mi fa ridere"). Ma vorremmo chiedergli in conclusione, almeno per oggi: se è così forte, così sicuro, così robusto politicamente, perché non provare a dire almeno per una volta la verità agli italiani, da uno qualunque dei sei canali televisivi che controlla, se possibile con qualche vera domanda e qualche vero giornalista davanti? Perché far colpire con allusioni sessuali a nove colonne privati cittadini inermi come il direttore di "Avvenire", soltanto perché lo ha criticato? Perché lasciare il dubbio che siano pezzi oscuri di apparati di sicurezza che hanno fabbricato quella velina spacciata falsamente dai suoi giornali per documento paragiudiziario?

Se Dino Boffo salverà la pelle, dopo questo killeraggio, ciò accadrà perché la Chiesa si è sentita offesa dall'attacco contro di lui, e si è mossa da potenza a potenza. Ma la prossima preda, la prossima vittima (un magistrato che indaga, una testimone che parla, un giornalista che scrive, e fa domande) non avendo uno Stato straniero alle spalle, da chi sarà difeso? L'uomo politico passato alla storia come il più feroce nemico della stampa, Richard Nixon, non ha usato per difendersi un decimo dei mezzi che Berlusconi impiega contro i giornali considerati "nemici". Se vogliamo cercare un paragone, dobbiamo piuttosto ricorrere a Vladimir Putin, di cui non a caso il Premier è il più grande amico.

(2 settembre 2009)

Il video dello show di Berlusconi sulla (sua) televisione tunisina: "La mia tv vi porterà libertà e democrazia"

http://danielesensi.blogspot.com/

Lo scorso 18 agosto Berlusconi è stato in visita privata a Tunisi.

La mattina un incontro con il presidente Ben Alì, e nel pomeriggio la partecipazione a Ness Nessma, programma di Nessma TV, la televisione satellitare tunisina acquisita, lo scorso anno, per il 50 per cento, da Mediaset e da Quinta Communications, società di produzione di Tarak Ben Ammar di cui è socio di rilievo anche il gruppo Fininvest e nel cui capitale, alla fine di giugno, è entrata, tramite la Lafitrade, pure Tripoli (ai più maliziosi basterà questo solo dato per comprendere la ratio della politica mediterranea dell’attuale governo…).

Tra un ricordo commosso del viaggio in Libia (“un evento storico e coraggioso”, lo ha definito il conduttore), ed una breve dissertazione su quello che è il ruolo della televisione e su quanto di buono ("libertà e democrazia") la (sua) televisione potrà portare alla gente del Nord Africa (“Crede che Nessma TV sarà capace di cambiare il volto del Maghreb così come le sue televisioni già hanno fatto con quello dell’Italia?”, gli chiedeva la co-conduttrice), ospite della tv tunisina Berlusconi ha parlato anche di immigrazione. Con un discorso evidentemente non concordato con il ministro Maroni. Perché se in Italia il presidente del Consiglio ha bisogno di assecondare, sul tema, la propaganda leghista, dall’altra parte del Mediterraneo l’uomo d’affari Berlusconi ha un mercato di 80 milioni di telespettatori da conquistare. Spettatori che hanno quindi potuto apprendere di come la politica del governo italiano sia tesa ad “aumentare i canali di ingresso legali” e a garantire, ai migranti, “casa, lavoro, istruzione” e -udite udite- “l’apertura di tutti i nostri ospedali alle loro necessità”, perché “pure gli italiani sono stati emigranti, e quindi devono aprire il loro cuore a chi oggi viene in Italia”.

Di seguito il video della trasmissione. L’ho tradotto e sottotitolato in italiano, affinché anche voi possiate scoprire che il pacchetto sicurezza in realtà non è mai esistito.





http://danielesensi.blogspot.com/

Le dieci domande di Repubblica a Berlusconi



Le partite a scacchi sono lunghe ma prima o poi finiscono..

Videocracy Documentario di Erik Gandini: La tv in Italia ha preso il posto della democrazia.



Fonte: http://www.youtube.com/user/aieiesbrazorf

«Videocracy»
Ci sono voluti trentanni di fanciulle scosciate e giovanotti palestrati, di casa­linghe disperate e quiz miliona­ri, di reality irreali, di gossip e volgarità eretti a sistema. Un la­voro lungo e paziente, che alla fine però ha fatto centro: la tv in Italia ha preso il posto della democrazia. E la tesi di Video­cracy , il documentario che pro­mette di rendere davvero spe­ciale levento programmato per il 3 settembre al Lido dalle due sezioni autonome della Mostra del Cinema, la Settimana Inter­nazionale della Critica (SCI) e le Giornate degli Autori, che han­no scelto di concerto il film, ri­fiutato dalle sezioni ufficiali. Ot­tanta minuti di reportage spie­tato sullItalia berlusconiana, le sue mutazioni antropologiche e culturali, firmati da Erik Gan­dini, regista quarantenne origi­nario di Bergamo ma traslocato a 18 anni in Svezia.

«In una videocrazia la chiave del potere è limmagine - sostie­ne il cineasta - . In Italia solo un uomo ha dominato le immagi­ni per tre decenni. Prima ma­gnate della tv, poi Presidente, Silvio Berlusconi ha creato un binomio perfetto, caratterizza­to da politica e intrattenimento televisivo, influenzando come nessun altro il contenuto della tv commerciale nel Paese. I suoi canali televisivi, noti per leccessiva esposizione di ragaz­ze seminude, sono considerati da molti uno specchio dei suoi gusti e della sua personalità».

I recenti fatti di cronaca a lu­ci rosse confermano. In ogni ca­so Videocracy (prodotto dalla svedese Atmo con la danese Zentropa e poi distribuito dalla Fandango) non passerà inden­ne sugli schermi del Festival ve­neziano. «E un film destinato a far discutere», assicura France­sco Di Pace, direttore della SCI, ben contento di essersi assicu­rato, in sintonia con il Festival di Toronto che lo proietterà do­po lanteprima mondiale vene­ziana, la patata bollente che nessuno voleva. «Era stato pro­posto prima a Orizzonti, una delle sezioni ufficiali della Mo­stra, ma è stato scartato da Mar­co Müller e i suoi selezionatori - racconta Di Pace - . Così lab­biamo acchiappato noi. Comun­que la sia pensi è un film che andava mostrato. Perché de­nuncia il potere che la tv ha sul­la nostra società e sulla nostra cultura. Quel che produce nella gente, come ne condiziona i comportamenti». Un panora­ma inedito, per molti inspiegabi­le, che Gandini os­serva con lo sguar­do lontano ma partecipe dell ita­liano allestero. «Non è un film su Berlusconi ma sul­lItalia berlusco­niana », ribadisce lui, già autore di un documentario su Guantanamo.

In Videocracy il punto di osser­vazione è un al­tro: il back stage di unItalia osses­sionata dallesibi­zionismo sessua­le e senza più fre­ni morali. LItalia dei Lele Mora, dei Briatore, Corona, Ventura. Che com­paiono in scena insieme con i re­duci dei Grandi Fratelli, le veline e i tronisti, la tribù Costa Sme­ralda, smaniosa solo di appari­re, pronta a tutto per riuscirci. La tesi sostenuta da Moretti ne I l Caimano : «Berlusconi ha già vinto, ci ha cambiato la testa trentanni fa».

Pil a picco, show di Berlusconi e Brunetta: i tassi si decrementano


Ma non aveva detto che la crisi non esiste?
"...e quindi lo sapevano...."
E quell' altro? Derivata seconda???????????
Se poi la spiegazione "ve la siete voluta", ehhh.... ci dovedate pensare prima, no?
La spiegazione............. e cosa hai spiegato Brunetta?? I tassi di peggioramento si decrementano??
Ma stiamo scherzando?
Brunetta ha sicuramente avuto un incubo la notte precedente e questo è il racconto.
Mi rifiuto di credere alle baggianate che ha detto, non stà in piedi niente. Ha elaborato il solito racconto folle, gli ha dato un titolo e ce lo stà tirando in faccia.
Nessuno gli ha chiesto: "Signor ministro, ma che minchia stai dicendo?". Chissà che parlandogli nella sua lingua si possa ottenere una risposta seria, non una grande, emerita presa per il culo.

I piani segreti del governo per colpire Sky (e la Rai)


Fonte: teleipnosi.blogosfere.it


Ne abbiamo già parlato, tra i primi e i pochi, proprio qua su Teleipnosi: la Rai, costretta dalle ennesime esigenze personali e politiche di Silvio Berlusconi, ha deciso di ritirarsi dall'offerta Sky rinunciando a 350 milioni di euro, visibilità, pubblicità, audience (la presenza sul satellite valeva il 6 per cento di share in più) e mettendo a rischio circa 120 posti di lavoro.



Ma c'è di più, il governo infatti sarebbe intenzionato a rivedere il Contratto di servizio che obbliga la televisione di stato ad essere presente, con i suoi canali in chiaro, su tutte le piattaforme disponibili (quindi: analogico, digitale e satellite). In parole povere si punta a cancellare Rai uno, Rai due e Rai tre dal bouquet Sky.



L'operazione consentirebbe a Silvio I, imperatore d'Italia e dell'etere, di cogliere i proverbiali due piccioni con una fava: da un lato colpirebbe l'odiata Sky del nemico Murdoch e dall'altro favorirebbe la sua azienda (che non ha nessuna intenzione di rinunciare al satellite) nella concorrenza contro i suoi principali competitori.



Il vantaggio per Mediaset in realtà sarebbe duplice: in primo luogo, come detto, lucrerebbe sull'ennesimo indebolimento della tv pubblica e poi avrebbe la possibilità di vendere la propria offerta Premium (i canali a pagamento del Biscione) ai milioni di abbonati Sky costretti a comprarsi il decoder del digitale terrestre per captare i canali della Rai.



Tra l'altro, ciliegina sulla torta, uno dei maggiori distributori dei decoder per la televisione digitale è il fratellino del premier, Paolo Berlusconi, anche se a dire il vero la società in questione - la Solari.com - risulta in liquidazione, almeno a leggere il sito ufficiale.



Beh quantomeno di questo governo è ammirevole la coerenza: non c'è mai stata occasione in cui gli interessi degli italiani siano venuti prima di quelli del presidente del Consiglio. E la coerenza, si sa, in politica paga.
(Nella foto: Mauro Masi, direttore generale della Rai, il nuovo yes man messo da Berlusconi alla guida di Viale Mazzini).

Il papi và in vacanza

gavavenezia.it

Democratici Anonimi, per chi è stanco di votare PD

NON SEI PIù SOLO!!!!

Se la gioventù le negherà il consenso, anche l'onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo. Paolo Borsellino

Da: 19 luglio 1992



Sono passati quasi diciassette anni dalla strage di via D'Amelio a Palermo in cui furono uccisi Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina e Walter Eddie Cosina. Nonostante la magistratura e le forze dell'ordine abbiano individuato e perseguito numerosi mandanti ed esecutori della strage, rimangono pesanti zone d'ombra sulle entità esterne all'organizzazione criminale Cosa Nostra che con questa hanno deliberato e realizzato la strage stessa.

Ricordate, è nostro dovere non dimenticare........

Le 'tombe fenicie' esistono, Ghedini le visitò nel 2005: articolo dell'Unione Sarda del marzo di quell'anno.

La smentita di Niccolò Ghedini sul caso delle tombe fenicie a Villa Certosa convince poco. Non solo perché la frase del presidente del Consiglio registrata dalla D'Addario è ben chiara e comprensibile, ma perché lo stesso Ghedini nel 2005 avrebbe accompagnato personalmente funzionari della sovrintendenza a visionare la scoperta archeologica. Come testimonia un articolo pubblicato dal 2005 dal quotidiano L'Unione Sarda

Ghedini, come sempre, smentisce. Patrizia D'Addario? "Non credo sia mai andata a casa di Berlusconi". Le registrazioni pubblicate da L'espresso? "Di poco pregio e inverosimili". Le tombe fenicie di cui parla compiaciuto Berlusconi con i suoi ospiti? "Altra storia miserabile con cui si tenta di gettare discredito nei confronti del presidente" ha detto ieri in una nota, in merito alla necropoli del 300 avanti citata dal Cavaliere.

"Mai Berlusconi potrebbe aver parlato del ritrovamento di 30 tombe fenicie nel suo parco, perché mai nulla di simile si trova o è stato rinvenuto nell'area di Villa Certosa".

Sarà. Ma come spesso capita all'avvocato, la sua smentita convince poco. Non solo perché la frase del presidente del Consiglio registrata dalla D'Addario è ben chiara e comprensibile, ma perché lo stesso Ghedini nel 2005 avrebbe accompagnato personalmente funzionari della sovrintendenza a visionare la scoperta archeologica.

In un articolo dell'Unione Sarda del marzo di quell'anno, che non risulta essere stato smentito, si legge che "Nicolò Ghedini ha accompagnato alcuni funzionari della Soprintendenza archeologica e una pattuglia di carabinieri specializzati nella tutela del patrimonio culturale e artistico, in un punto ben circoscritto del parco dove sarebbero stati ritrovati importanti reperti archeologici. Si parla di un sito di notevole importanza, risalente al terzo secolo a. C., con alcuni resti di vasellame e tracce di una piccola necropoli".

Esattamente quello che dice Berlusconi a Patrizia. Tutta una montatura? La cosa strana che anche la sovrintendenza dice di non sapere nulla della vicenda. Ora forse la magistratura chiarirà il mistero: un esposto denuncia è stato fatto alla Procura di Roma da parte dell'Osservatorio Internazionale Archeomafie, per accertare "se ricorrano ipotesi di reato". O se, in caso contrario, sia L'Unione Sarda sia il Cavaliere abbiano inventato - e non si capirebbe perché - tutta la storia.

Leggi l'articolo dell' Unione Sarda

Marco Travaglio - I veri killer dietro al terremoto



La cultura dei condoni

Parlavo con mio zio una fà settimana a proposito della situazione all' Aquila. Lui è un ex maresciallo dell' esercito in pensione che vive all' Aquila da sempre, è nato in Sardegna, a Badesi, ma partito militare si è fatto una vita ed una famiglia all' Aquila. La casa, dove io ho vissuto un breve periodo della mia giovane vita, si trova a San Bernardino, zona che prende il nome dalla chiesa semi distrutta dal terremoto, al centro per essere chiari. Per fortuna stanno tutti bene, a parte una nipote di mia zia che non ce l' ha fatta, le macerie l' hanno seppellita.

Nonostante la casa abbia retto, presenta crepe sui pilastri portanti che non fanno presagire nulla di buono. L' accesso alle case è controllato e avviene sotto accompagnamento da parte di personale esperto.
Continuando a parlare con mio zio, sono venute però fuori alcune magagne fatte da imprese e Stato su quelli che sono nati come alloggi per il personale militare, ufficiali e sottoufficiali. Non ricordo tutti i passaggi nominati da mio zio, ma più raccontava e più coglievo una sensazione di rabbia, impotenza e ingiustizia venire dalle sue parole.

I condoni su costruzioni non a norma si sono sprecati. Sono stati l' alimento principale di un sistema fatto apposta per imprese "furbe", che risparmiano sui materiali di costruzione.
Non voglio però diventare l' eco di nessuno e mi chiedo perchè, senza togliere il fatto che le imprese abbiano fatto le "furbe", non venga concentrata l' attenzione sulle soluzioni.

Per esempio: i condoni non vanno bene, le imprese faticano a sostenere i costi del materiale e di messa in opera oltre che quelli, molto pesanti e che io ritengo una delle basi della nascita e dell' incoraggiamento al lavoro nero, di assunzione del personale, specializzato e non.
Allora perchè non evitare di fare condoni? Si faccia una legge dove non si condona niente. Se un' impresa non può garantire determinate tecnologie e professionalità non dovrebbe semplicemente costruire. Contemporaneamente bisognerebbe permettere alle imprese di poter assumere personale senza dover pagare due stipendi per ogni impiegato, uno alla persona e uno allo stato.
Ho vissuto 5 anni in Inghilterra e lassù, pieno di italiani, le tasse pagate allo stato dal datore di lavoro per la mia assunzione sono inferiori al 40% percento dello stipendio, in Italia sono poco più del 60%, ci rendiamo conto? Quindi, in Inghilterra è più facile trovare lavoro in regola che in nero!
L' iva del 20% NON ESISTE!!!!

I miei zii probabilmente non vedranno una lira, o un centesimo se preferite, di ciò che il Governo ha promesso ai terremotati, ma come mio zio sono in tanti, se non tutti. I soldi non ci sono in realtà, e non a caso il decreto approvato nei giorni scorsi prende a schiaffi e a calci chi ha perso già ciò che aveva.
Che faccia ci vuole a chiedere a delle persone che hanno perso TUTTO di pagare le tasse dal prossimo gennaio e gli arretrati di quest' anno?
Mio zio ha aperto gli occhi