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Intervista a Nicola Biondo - Il Patto, la trattativa tra Stato e mafia



Il patto è sempre esistito, ma dai tempi di Luky Luciano...

Trattativa tra mafia e stato, intervista a Massimo Ciancimino



"Non fu una sola la trattativa fra Stato e mafia fra il 1992 e il 1993". Massimo Ciancimino torna a deporre nell'aula buker dove il generale del Ros Mario Mori è accusato di aver favorito la latitanza di Bernardo Provenzano e accusa: "A un certo punto, nel dicembre '92 mio padre fu arrestato. Riteneva che fosse una trappola dei carabinieri, che ormai avevano avuto da Bernardo Provenzano, nostro tramite, le carte utili per giungere all'arresto di Riina. Mio padre diceva che la trattativa stava proseguendo. Mi fece un nome, quello di Marcello Dell'Utri".
Il nome del politico del Pdl è in uno dei pizzini consegnati nei mesi scorsi ai pubblici ministeri di Palermo da Massimo Ciancimino: In quel biglietto Provenzano scriveva a mio padre del nostro amico sen. spiega oggi in aula - Era DellUtri, anche se senatore non era. Mio padre diceva: Provenzano fa confusione, dato che spesso scrive la parola senatore. Ciancimino junior prosegue: Mio padre aveva saputo da Provenzano di un suo rapporto diretto con DellUtri.
Nei pizzini consegnati da Ciancimino si parla di un progetto di "clemenza" per i mafiosi: "Provenzano si stava interessando tramite l'amico senatore - spiega il testimone - Provenzano scriveva a mio padre che non solo Dell'Utri ma anche il "nostro presidente", ovvero il nuovo governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro, stava spingendo per la soluzione delle sue sofferenze".
Nel secondo giorno di deposizione del figlio dell'ex sindaco di Palermo si parla innanzitutto dell'arresto di Totò Riina. "Dopo la strage di via d'Amelio - dice Massimo Ciancimino davanti ai giudici della quarta sezione del tribunale di Palermo - mio padre mi spinse a riprendere i contatti con i carabinieri, il colonnello Mori e il capitano De Donno. Concordammo un nuovo incontro che avvenne nell'appartamento romano di mio padre, nei pressi di piazza di Spagna, tra il 25 e il 26 agosto. Ho un documento che prova quell'appuntamento - aggiunge Ciancimino -. In quel momento, cambiava totalmente l'oggetto del dialogo fra mio padre e gli ufficiali dell'Arma rispetto alla prima trattativa. Nel momento in cui si percepiva chiara la ferocia di Cosa nostra, mio padre reputava infatti interrotto qualsiasi tipo di rapporto con Salvatore Riina. I carabinieri chiesero allora di poter catturare Riina, non Provenzano, perché loro sapevano che Provenzano era un interlocutore privilegiato di mio padre . I carabinieri sapevano che per potere giungere a Riina avevano bisogno di mio padre".
Il pubblico ministero Nino Di Matteo chiede: "I carabinieri erano informati che per giungere alla cattura di Riina suo padre avrebbe dovuto rapportarsi con Provenzano?". Ciancimino risponde: "Sì, anche perché mio padre non sapeva certo dove si trovasse Riina, da tempo non lo vedeva".
Il pm torna a chiedere: "I carabinieri sapevano che suo padre si vedeva con Provenzano per arrestare Riina?". La risposta: "Certo, mio padre aveva detto subito che per mettere fine alla latitanza di Riina bisognava fare una certa strada". Di Matteo: "Non fu mai chiesto dai carabinieri l'arresto di Provenzano?". Ciancimino: "No mai".
Negli incontri dopo la strage di via d'Amelio ("fra il 25 agosto e novembre") Vito Ciancimino avrebbe chiesto ai carabinieri che di quella seconda trattativa fosse informato Luciano Violante, intanto diventato presidente della commissione antimafia. "Mio padre chiedeva che Violante fosse agganciato perché era vicino alla magistratura, in particolare a certi giudici comunisti".
Secondo la ricostruzione di Massimo Ciancimino, sarebbero state passate delle mappe di Palermo all'entourage di Provenzano: "Erano in due tubi gialli, con dei fogli A3 - spiega il teste - furono poi restituite tramite me ai carabinieri. In quelle mappe era cerchiata una zona e segnate alcune utenze telefoniche, dell'acqua e del gas".
Vito Ciancimino avrebbe poi chiesto un passaporto di copertura ai carabinieri, per incontrare all'estero Provenzano, in Germania. Ma il 19 dicembre, Vito Ciancimino venne arrestato, per scontare un residuo di pena. "Mio padre mi disse: è stata una trappola dei carabinieri, adesso che hanno le carte utili per arrestare Riina vogliono togliermi di mezzo".









Berlusconi e le tasse : la bufala dei tagli.

Eccoci arrivati di nuovo, come alcuni anni, fà al momento in cui chi ha votato (la maggior parte se non tutti) per Berlusconi pensando veramente che fosse mosso da interessi NON PERSONALI.
Mia nonna mi diceva sempre che ognuno arriva fin dove può, riferito al fatto che la capacità di capire le cose, di farsi domande come il non farsele affatto cambia e varia da persona a persona (si lo sò, ho scoperto l' acqua calda!!), quindi è inutile star lì a pensare o scerverlarsi sul perchè, come è stato possibile, come hanno fatto tutti a cascarci?? Come hanno fatto a non rendersi conto dell' inganno perpetrato con tanta falsità e meschina malafede?
Bhè! come diceva mia nonna, ognuno arriva dove arriva!!

campagna elettorale 2008



Gennaio 2010

Se la gioventù le negherà il consenso, anche l'onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo. Paolo Borsellino

Da: 19 luglio 1992



Sono passati quasi diciassette anni dalla strage di via D'Amelio a Palermo in cui furono uccisi Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina e Walter Eddie Cosina. Nonostante la magistratura e le forze dell'ordine abbiano individuato e perseguito numerosi mandanti ed esecutori della strage, rimangono pesanti zone d'ombra sulle entità esterne all'organizzazione criminale Cosa Nostra che con questa hanno deliberato e realizzato la strage stessa.

Ricordate, è nostro dovere non dimenticare........

Rita Borsellino: «Lo Stato è assente»

Fonte: corriere.it

La sorella del giudice assassinato: «Non bastano le corone di fiori per dare omaggio alle vittime della mafia»



PALERMO - Ricordi e polemiche. Messaggi e accuse. A 17 anni dalla strage di via D'Amelio, magistrati e cittadini a Palermo, Paolo Borsellino e la sua scorta. I familiari del giudice , però, accusano: «Non bastano le corone di fiori per dare omaggio alle vittime di mafia». In particolare è la sorella Rita a puntare il dito contro «l'assenza dello Stato che avrebbe dovuto essere presente nonostante le possibili contestazioni, raccogliendole e confrontandosi con la città che ricorda e che non vuole dimenticare». E si chiede: «Per chi sono i messaggi di Riina?»

IL RICORDO- Un anniversario all'insegna delle polemiche. . Domenica mattina la commemorazione e nel pomeriggio un corteo. Poi in serata la fiaccolata. Nel mirino «l'assenza della politica». Già perché sul palco (fatta eccezione per l vicepresidente della Commissione nazionale antimafia Giuseppe Lumia e, nel primo pomeriggio, la neoeletta eurodeputata dell'IdV Sonia Alfano), solo familiari e associazioni. Presente Paolo Grasso, il procuratore nazionale antimafia, secondo cui «le ipotesi devono necessariamente essere riscontrate». E ha commentato la nuova pista seguita dal dda di Caltanisetta che vede dietro l'uccisione del giudice Paolo Borsellino, l'ombra di apparati deviati dello Stato. E quindi Antonio di Pietro che sul suo blog ha scritto: «La mafia non ha più bisogno di ricorrere alle stragi degli anni novanta, non perchè ci sia stato un patto con le istituzioni, ma perchè queste due entità «si sono mescolate inestricabilmente».

MESSAGGIO DI NAPOLITANO- Paolo Borsellino, un eroico protagonista della battaglia per la legalità e la difesa dello Stato democratico. La sua dedizione e passione civica rappresenta «eredità preziosa per la mobilitazione della società civile - e in specie delle nuove generazioni - nell’opporsi e reagire alle intimidazioni e agli attacchi della criminalità». Nel 17esimo anniversario dell’attentato di via D’Amelio a Palermo il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato alla signora Agnese Borsellino un messaggio in ricordo del giudice. «A diciassette anni dal tragico attentato di via D’Amelio, rendo commosso omaggio alla memoria del giudice Paolo Borsellino e degli agenti addetti alla sua sicurezza, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina. Paolo Borsellino - scrive il Capo dello Stato - fu eroico protagonista della battaglia per la legalità e la difesa dello Stato democratico, con la quale si era pienamente identificato, e sapiente costruttore di validi presidi giuridici e istituzionali capaci di contrastare efficacemente la criminalità organizzata. Così l’ho ricordato insieme a Giovanni Falcone, a Palermo, il 23 maggio scorso, come esempio di abnegazione fino all’estremo sacrificio nella lotta contro le forze del crimine, della violenza, dell’anti-Stato. La memoria della sua dedizione e passione civica - prosegue Napolitano - resta indelebile in tutti e rappresenta eredità preziosa per la mobilitazione della società civile - e in specie delle nuove generazioni - nell’opporsi e reagire alle intimidazioni e agli attacchi della criminalità. Con affetto e solidale partecipazione sono vicino a lei, ai suoi figli e ai familiari delle giovani vittime della strage, rinnovando la gratitudine dell’intero paese».

I MINISTRI- «Il modo migliore di onorare la memoria del giudice Paolo Borsellino è quello di dare rapida e completa attuazione alle nuove norme antimafia contenute nel Provvedimento sulla sicurezza appena promulgato dal Capo dello Stato», ha spiegato, in una nota, il ministro dell'Interno Roberto Maroni. Mentre il Guardasigilli Angelino, sempr ein una nota, ha ricordato Paolo0 Borsellino come «un eroe senza tempo che ha contribuito a emancipare le coscienze dei siciliani».

L'ANNIVERSARIO - Intanto un centinaio di persone hanno partecipato alle manifestazioni organizzate, in via D'Amelio, a Palermo, dal comitato antimafia «19 luglio 2009». Pochissimi i palermitani presenti. E proprio la scarsa adesione della gente ha suscitato la reazione dei manifestanti che hanno gridato, dal palco allestito nella via in cui fu piazzata l'autobomba che assassinò il magistrato: «vergogna, vergogna». Gli organizzatori avevano invitato gli abitanti dei palazzi di via D'Amelio ad esporre lenzuoli bianchi alle finestre; ma l'appello non è stato accolto e le serrande di molti appartamenti sono rimaste abbassate. Alla dura protesta del comitato ha risposto, però, Rita Borsellino, sorella del giudice ucciso, che, scesa in strada dalla casa della madre, ha replicato: «Ci vuole più coraggio a restare qui ogni giorno, che scendere in piazza solo per le commemorazioni». Alla manifestazione partecipano i ragazzi dell'associazione calabrese "Ammazzateci tutti" e gruppi scout di tutta Italia che la notte scorsa hanno fatto una veglia in via D'Amelio. Sul palco si sono alternati Salvatore Borsellino, fratello del magistrato, e semplici cittadini che hanno ricordato la figura del giudice.

LE INDAGINI- «Le ipotesi devono necessariamente essere riscontrate. La verità passa anche attraverso filoni investigativi che però vanno verificati». Così il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, a Palermo per il diciassettesimo anniversario della strage di via D'Amelio, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano un commento sulla pista investigativa, seguita dalla dda di Caltanissetta, che vede dietro l'uccisione del giudice Paolo Borsellino, l'ombra di apparati deviati dello Stato. «Il fatto che siano stati messi in discussione alcuni punti che sembravano fermi - ha aggiunto - mi sembra positivo. Ora si cerca di capire se ci sono ancora delle zone d'ombra. Noi, comunque, andiamo avanti, con la coscienza di fare tutto il possibile».

Palermo, la marcia delle 'agende rosse'

"Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri. " Paolo Borsellino, magistrato



Fonte: www.unità.it

Al grido di «Resistenza. L'agenda rossa esiste» è partita da via D'Amelio la «marcia» voluta da Salvatore Borsellino, per commemorare il fratello Paolo, procuratore aggiunto ucciso il 19 luglio del 1992 assieme agli agenti di scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Nessun politico, pochi palermitani, tanta gente del Nord alla marcia che ha il sapore della protesta più che del ricordo.
Protesta contro lo Stato che «ha fatto - ha detto Salvatore Borsellino - davvero poco in 17 anni» per scoprire i mandanti di quella strage che avvenne a soli 57 giorni dall'uccisione dell'altro magistrato, Giovanni Falcone. Circa trecento persone si sono messe in marcia verso castello Utveggio (ex sede del Sisde, da cui, secondo i parenti di Borsellino, sarebbe forse partito il segnale per uccidere il magistrato) con le agende rosse in mano, che rappresentano quella del giudice che non fu mai ritrovata, e tenendo lo striscione «Via D'Amelio, strage di Stato».

Alla testa del corteo, oltre a Salvatore Borsellino, c'era anche l'ex pm Luigi De Magistris, esponente di Italia dei Valori. «La lotta alla mafia procede per due vie diverse - ha detto Salvatore Borsellino -. Da un lato una parte delle forze dell'ordine e della magistratura che conduce una lotta serrata, dall'altro lato ci sono altre istituzioni, come la politica, che si contraddistinguono per una fortissima carenza di provvedimenti contro la mafia».

Le nuove indagini sulle stragi aprono adesso spiragli di speranza verso l'affermazione della verità. «Oggi finalmente, dopo anni di tenebre - ha proseguito Borsellino -, la lotta che si sta conducendo nelle procure di Palermo e Caltanissetta sta andando nel verso giusto».

La sorella, Rita, parlamentare europeo del Pd, si chiede però «perchè queste piste vengano fuori solo dopo 17 anni. Ho molti dubbi, ma non accuso nessuno». Per Salvatore Borsellino «Se pentiti come Giovanni Brusca e Massimo Ciancimino non avevano parlato fino adesso è perchè forse non avevano trovato le interfacce giuste all'interno della magistratura».

Proprio affinchè i pm continuino a lavorare «bisogna vigilare - ha detto De Magistris - perchè non vengano fermati da parte di pezzi deviati delle istituzioni che hanno operato e opereranno per ostacolare la magistratura».

18 luglio 2009

IL MONDO NON CI SERVE

Barzelletta di Dell'Utri: "Il riscaldamento globale non esiste"



Descrizione video: Al Gore espone una serie di dati scientifici inattaccabili, tabulati, previsioni sul nostro prossimo futuro e risposte alla domanda su come affrontare il riscaldamento globale del pianeta.

Riporto di seguito il testo integrale preso dal sito del Senato della Repubblica Italiana della mozione n° 1-00107 presentata da Dell'Utri alla seduta n° 174 del Senato il 18 Marzo 2009 (Vedi il testo su Senato.it).

In sintesi il Senatore Dell'Utri polemizza con tono seccato e saccente contro la Commissione europea che da anni sostiene come il riscaldamento globale sia collegato all'aumento dell'anidride carbonica prodotta dall'uomo a seguito dell'utilizzo dei combustibili fossili.
In particolare sostiene che:

1. Non è vero che ci sia il riscaldamento globale! I suoi "esperti" stimano l'innalzamento della temperatura al suolo fra 0,7 e 0,8 °C. E inoltre non credono che sia causato dalle emissione di CO2 causate dall'uomo (forse sarà colpa delle scorregge degli elefanti)
2. Sostiene che anche se ci fosse un aumento della temperatura terrestre al suolo, potrebbero essere maggiori i benefici rispetto ai danni all'ambiente, economia, incolumità di individui (benefici?!?).
3. Sostiene che il livello degli oceani non stia aumentando (... almeno non a ritmo preoccupante).
4. Sostiene che i ghiacciai basati su terraferma nei poli non si stiano sciogliendo (non dice nulla sui ghiacciai basati su mare, come quelli su chiu vivono gli orsi polari). Anzi sostiene che negli scorsi mesi (miracolo!) si è riformata la calotta polare nella stessa estensione di venti o trenta anni fa.
5. Sostiene che il numero e l’intensità dei cicloni ed uragani tropicali non stia aumentando (Ah già! Katrina era solo un po' di tramontana!)
6. Sostiene che negli ultimi dieci anni la temperatura media al suolo dell’atmosfera terrestre non risulta aumentata (ma nel punto 1 non aveva detto che era aumentata di 0,7 - 0,8 °C???)

Di conseguenza propone di ignorare o ammorbidire il protocollo di Kyoto e riprendere tutti a bruciare petrolio per il bene dei poveri Paesi in via di sviluppo.

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00107

Atto n. 1-00107

Pubblicato il 18 marzo 2009
Seduta n. 174

, D'ALI' , POSSA , CURSI , ALICATA , CORONELLA , DELL'UTRI , DIGILIO , FLUTTERO , GALLONENANIA , NESSA , ORSI , VICECONTE , ASCIUTTI , BARELLI , BEVILACQUA , FIRRARELLO , VALDITARA , DE ECCHER , SERAFINI Giancarlo , SIBILIA , BALDINI , DE FEO , MALAN , IZZO , VETRELLA , PISCITELLI , BOSCETTO , CASOLI , CARUSO , PICCONE , COMPAGNA , GIULIANO , POLI BORTONE

Il Senato,

rilevato come da anni la Commissione europea, nei suoi documenti (ad esempio nella risoluzione del Parlamento europeo del 4 febbraio 2009) e nelle sue comunicazioni (ad esempio nelle comunicazioni espresse dai suoi dirigenti nel corso dell'incontro tra i presidenti delle Commissioni parlamentari Energia ed ambiente degli Stati membri tenutosi a Praga nei giorni 11-12 febbraio 2009), costantemente dia per scontata l’attribuzione della responsabilità del riscaldamento globale in atto da circa un secolo nell’atmosfera terrestre all'emissione dei gas serra antropogenici (e tra questi soprattutto all’anidride carbonica prodotta dall’uso dei combustibili fossili);

considerato come questa assoluta certezza costituisca l'essenziale fondamento delle azioni della Commissione, volte a promuovere presso i Governi dei Paesi membri la sottoscrizione del Protocollo di Kyoto e del cosiddetto Accordo 20-20-20, tutte miranti, anche attraverso la fissazione di gravosi e vincolanti obiettivi da conseguire da parte dei singoli Stati entro il periodo 2008-2012 e successivamente entro il 2020, ad un drastico cambiamento della politica energetica finalizzato all’ottenimento di una rilevante riduzione delle emissioni di anidride carbonica;

sottolineato come una siffatta nuova politica energetica, e in particolare nel caso di eccessive ed affrettate forme di incentivazione delle fonti energetiche rinnovabili, potrebbe produrre un rilevante aumento del costo dell’energia termica e soprattutto dell’energia elettrica, con pesanti conseguenze sulla capacità competitiva internazionale degli Stati membri dell’Unione, in mancanza del coinvolgimento di importanti Paesi industrializzati e in via di sviluppo;

osservato come la Commissione europea indichi costantemente nei suoi documenti come obiettivo “strategico” dell’azione dell’Unione europea per il presente secolo il limite di 2° C all’aumento della temperatura media dell’atmosfera terrestre al suolo, rispetto ai livelli dell’era preindustriale (si veda, ad esempio, nel 2007, la comunicazione della Commissione “Limitare il surriscaldamento dovuto ai cambiamenti climatici a + 2 gradi Celsius - La via da percorrere fino al 2020 e oltre”);

osservato come la Commissione europea mostri ancor oggi di condividere pienamente la “Relazione Stern sull’economia del cambiamento climatico” dell’economista Nicholas Stern, elaborata nel 2006, ricca di previsioni di catastrofici sconvolgimenti climatici con gravissime conseguenze economiche che avverrebbero nei prossimi decenni ove le emissioni in atmosfera di anidride carbonica prodotte dall’uomo non venissero drasticamente ridotte nell’immediato futuro;

considerato che l'anno 2009 si prospetta come decisivo per l'eventuale proseguimento di quest'ultimo indirizzo, in considerazione degli eventi internazionali che avranno luogo principalmente in Italia (G8) ed a Copenhagen (COP 15 - dibattito su Kyoto post-2012);

apprezzata la posizione espressa dal Governo italiano nel vertice del dicembre 2008 a Bruxelles, che ha condotto il Consiglio dei Capi di Governo dell'Unione europea ad approvare una clausola di eventuale revisione da trattarsi nel marzo 2010 a seguito degli esiti del vertice mondiale di Copenhagen,

impegna il Governo:

ad intervenire con urgenza presso la Commissione europea ed anticipatamente presso i Paesi partecipanti al G8 (eventualmente anche a quelli partecipanti al G8 + 5 e al G20):

a) per segnalare come una parte consistente e sempre più crescente di scienziati studiosi del clima non creda che la causa principale del peraltro modesto riscaldamento dell’atmosfera terrestre al suolo finora osservato (compreso fra 0,7 e 0,8 °C) sia da attribuire prioritariamente ed esclusivamente all’anidride carbonica di emissione antropica; ad esempio, nella relazione di minoranza depositata l’11 dicembre 2008 presso la Commissione Ambiente e lavori pubblici del Senato degli Stati Uniti d’America sono riportate le dichiarazioni di ben 650 scienziati di livello internazionale, scettici nei confronti della teoria dell'attribuzione del riscaldamento globale in atto alle attività umane (in contrapposizione ai 52 che hanno redatto la Sintesi per decisori politici dell’allarmistico Rapporto 2007 sul cambiamento climatico dell’IPCC - Intergovernmental Panel on Climate Change, panel in cui peraltro molti altri membri si dichiarano scettici circa questa attribuzione);

b) per sottolineare in merito come le previsioni climatologiche a lungo termine, attualmente effettuabili nei migliori centri di ricerca del mondo, siano ben lontane dall’essere affidabili, non essendo ancora sufficientemente conosciuti gli effetti climatici dovuti ad importanti elementi della fisica terrestre, quali ad esempio nuvole, vulcani, oceani, eccetera, nonché gli effetti climatici delle variazioni cosmiche e solari, e non essendo stati adeguatamente sperimentati gli estremamente complessi modelli di calcolo utilizzati per tali previsioni;

c) per rimarcare altresì come non sia ancora affatto chiarita la dipendenza della temperatura media dell’atmosfera terrestre al suolo dalla concentrazione dell’anidride carbonica nell’atmosfera (le analisi dei ghiacci antartici hanno dimostrato che nell’ultimo milione di anni la concentrazione dell’anidride carbonica nell’atmosfera ha seguito con ritardo di anni ed anni le variazioni di temperatura dell’atmosfera terrestre al suolo, è stata cioè effetto e non causa delle variazioni di tale temperatura); e come inoltre l’effetto serra dell’anidride carbonica sia già in rilevante saturazione alle attuali concentrazioni;

d) per osservare che, se pure vi fosse a seguito dell’aumento della concentrazione dell’anidride carbonica nell’atmosfera un aumento della temperatura terrestre al suolo, i conseguenti danni all’ambiente, all’economia e all’incolumità degli abitanti del pianeta sarebbero molto inferiori a quelli previsti nel citato Rapporto Stern e addirittura al contrario maggiori potrebbero essere i benefici:

e) per suggerire che, piuttosto che avviare un costosissimo e probabilmente velleitario sforzo di mitigazione del riscaldamento globale in atto, più proficuo potrebbe essere destinare le risorse disponibili, inevitabilmente limitate, all’adattamento a tale riscaldamento e alla promozione di interventi sul territorio finalizzati all'efficienza energetica, all'edilizia ecovirtuosa, all'eliminazione dell'inquinamento ambientale da emissioni nocive e così via;

f) per sottolineare che gli obiettivi intermedi e le relative sanzioni introdotte dal cosiddetto Protocollo di Kyoto e dal cosiddetto Accordo 20-20-20 si muovono in antitesi alla dinamica degli investimenti in ricerca, sui quali si deve invece fare un grande sforzo epocale, poiché dalla ricerca possono venire soluzioni straordinariamente importanti per la soluzione del problema del buon utilizzo delle risorse disponibili nel pianeta;

g) per segnalare che il livello dell’acqua negli oceani non sta aumentando a ritmo preoccupante, che i ghiacciai basati su terraferma nelle calotte polari non si stanno sciogliendo, che il numero e l’intensità dei cicloni ed uragani tropicali non sta aumentando, che negli ultimi dieci anni la temperatura media al suolo dell’atmosfera terrestre non risulta aumentata, che secondo gli oceanografi non vi è alcun rischio di blocco della corrente del Golfo, che negli scorsi mesi si è riformata la calotta polare nella stessa estensione di venti o trenta anni fa;

h) perché si valuti se l’inserimento del 10 per cento di biocarburanti nel combustibile per autotrazione (obiettivo vincolante da conseguire entro il 2020) sia idoneo a determinare veramente una riduzione di emissione di anidride carbonica nell’atmosfera come quella prevista, non compensando nell'ipotesi negativa il rischio di aumenti del prezzo di alcune derrate agricole e di ulteriore deforestazione di foreste tropicali ricche di biodiversità;

a mantenere la linea espressa a Bruxelles di revisione del Protocollo di Kyoto;

ad ottenere in sede di revisione del Protocollo, alla luce delle considerazioni di cui in premessa:

a) una minor cogenza degli obiettivi quantitativi e temporali, escludendo, quindi a maggior ragione, ogni possibilità di loro inasprimento;

b) una complessiva nuova scrittura del Protocollo stesso anche in funzione del coinvolgimento dei Paesi in via di sviluppo, senza l'intervento dei quali, il Protocollo, quand'anche teoricamente efficace, diverrebbe sostanzialmente inutile e penalizzante per i pochi sottoscrittori;

c) un accordo per un più razionale ed equilibrato utilizzo delle risorse disponibili a livello europeo e mondiale finalizzato al miglioramento della qualità della vita di tutti i cittadini del pianeta;

ad intervenire immediatamente presso la Commissione europea per evitare che su una tematica di enorme complessità, portata ed incertezza scientifica come quella dei cambiamenti climatici, la Commissione stessa assuma atteggiamenti dogmatici e sia al contrario sempre pienamente aperta alle nuove conoscenze che la scienza, nel suo progressivo approfondimento delle questioni, non mancherà di apportare anche su questa problematica;

a far sì che:

a) l'Italia e l’Unione europea promuovano la costituzione di un centro d'eccellenza per l'approfondito dibattito scientifico in materia, che conforti o smentisca sulla fondatezza e sulla certezza della teoria del riscaldamento globale causato dall’uomo e sull’efficacia delle misure proposte in seno al Protocollo di Kyoto, in particolare con riferimento al rapporto costi/benefici e che costantemente aggiorni il dato scientifico ed i risultati della ricerca in tema di climatologia

b) fermo restando l'obiettivo di ridurre la dipendenza energetica dell’Europa da fonti esterne e non rinnovabili e di ridurre gli utilizzi diseconomici dell’energia, l’Unione europea tenga conto degli esiti di tale dibattito nella determinazione della propria politica ambientale ed energetica.

info serie su kyototarget.org ; nuovaecologia.it ;


M.D.

PERCHE' NON SI PARLA PIU' DI MAFIA?



Non si parla più di MAFIA. Non, almeno, come si dovrebbe, come sarebbe giusto parlarne in rispetto a chi è stato ucciso o ha subito ogni sorta di sopprusi da parte della MAFIA. Dell' Utri ha dichiarato che la mafia non esiste, che è un' invenzione popolare e, a parte la sua faccia tosta, nessuno ha detto niente.

Purtroppo non succederà niente dato che oramai siamo in mano alla MAFIA. Il nostro governo non è altro che l' evoluzione di COSA NOSTRA, e stà riaprendo le porte al fascismo puro e semplice. Si rischia di tornare ai famosi tempi della frase "si stava meglio quando si stava peggio". Ma che vuol dire? Nessuno è mai stato in grado di spiegarlo senza entrare in paradossi assurdi o dover ammettere di aver detto un' enorme c#@#@#ta!!

La gente continua a far finta di niente. Io non credo che chi vota Berlusconi e la sua cordata di tirapiedi leccaculo non sappia niente dei legami con la MAFIA, non ci credo che non sanno che ora sono lì dove si trovano grazie a proventi e riciclaggio di denaro sporco, ottenuto da giri di droga, estorsione, usura e criminalità in genere in ogni sua forma.

DENARO SPORCO DI SANGUE=FORZA ITALIA=PDL(POPOLO DELLE LIBERTà)

M.D.

Genchi sotto i Manganelli

l'Unità, 25 marzo 2009

Il vicequestore Gioacchino Genchi, da 20 anni consulente dei giudici in indagini di mafia e corruzione, è stato sospeso dal servizio. Motivo: ha rilasciato interviste per difendersi dalle calunnie e ha risposto su facebook alle critiche di un giornalista. «Condotta lesiva per il prestigio delle Istituzioni» che rende «la sua permanenza in servizio gravemente nociva per l’immagine della Polizia». Firmato: il capo della Polizia, Antonio Manganelli.

Se Genchi avesse massacrato di botte qualche no global al G8 di Genova, sarebbe felicemente al suo posto e avrebbe fatto carriera (Massimo Calandri, «Bolzaneto, la mattanza della democrazia»): Vincenzo Canterini, condannato a 4 anni in primo grado per le violenze alla Diaz, è stato promosso questore e ufficiale di collegamento Interpol a Bucarest. Michelangelo Fournier, 2 anni di carcere in tribunale, è al vertice della Direzione Centrale Antidroga. Alessandro Perugini, celebre per aver preso a calci in faccia un quindicenne, condannato in primo grado a 2 anni e 4 mesi per le sevizie a Bolzaneto e a 2 anni e 3 mesi per arresti illegali, è divenuto capo del personale alla Questura di Genova e poi dirigente in quella di Alessandria.
Le loro condotte non erano «lesive per il prestigio delle Istituzioni» e la loro presenza è tutt’altro che «nociva per l’immagine della Polizia». Ma forse c’è stato un equivoco: Manganelli voleva difendere Genchi e sospendere Canterini, Fournier e Perugini, ma il solito attendente coglione ha capito male. Nel qual caso, dottor Manganelli, ci faccia sapere.


Qusto è quanto ha scritto La Repubblica su larepubblica.it:

PALERMO - La Polizia di Stato ha sospeso a tempo indeterminato dal servizio Giacchino Genchi, l'ex consulente informatico del Pm Luigi De Magistris. Genchi è indagato per abuso d'ufficio per violazione della privacy dalla Procura di Roma, per l'archivio che avrebbe messo a punto nell'ambito dell'inchiesta Why Not.



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Su richiesta/appello di Beppe Grillo a tutti i blogger, pubblico l' intera intervista a Giocchino Genchi.

La richiesta/appello è rivolta a chi non sopporta più sopprusi e ingiustizie, a chi non sopporta più omertà e bugie e a chi, in ogni caso, ha una coscienza e non può far finta che tutto ciò stia realmente accadendo. Abbiamo fatto finta per troppo tempo e ora ne paghiamo il prezzo.
La confusione in cui regna il nostro paese stordisce la maggior parte della popolazione, dalla TV alla stampa e i media in generale che fanno tutto il contrario di ciò che dovrebbero fare: informare, mettere i cittadini al corrente di cosa dobbiamo affrontare di questi tempi, unire i cittadini che sono prima di tutto persone. Questi sono i nostri giorni ...





Questa è un'intervista che non si può commentare. Beppe Grillo.

Intervista a Gioacchino Genchi:

"Io svolgo l'attività di consulente tecnico per conto dell'autorità giudiziaria da oltre vent'anni, lavoro nato quasi per caso quando con l'avvento del nuovo codice di procedura penale è stata inserita questa figura, come da articoli 359 e 360 che danno al Pubblico Ministero la possibilità di avvalersi di tecnici con qualunque professionalità allorquando devono compiere delle attività importanti. Mi spiace che Martelli se lo sia dimenticato, Cossiga me lo abbia ricordato, proprio il nuovo codice di procedura penale che ha promulgato il presidente Cossiga inserisce questa figura che è una figura moderna. Che è nelle giurisdizioni più civili ed avanzate, mentre prima il Pubblico Ministero era limitato, e doveva per accertamenti particolari avvalersi solo della Polizia giudiziaria, il nuovo codice ha previsto queste figure.
Per cui per l'accertamento della verità, nel processo penale, accertamento della verità significa anche a favore dell'indagato o dell'imputato, il Pubblico Ministero non ha limiti nella scelta delle professionalità di cui si deve avvalere. Io ho fatto questa attività all'interno del Dipartimento della Pubblica sicurezza.


Abbiamo svolto importanti attività con Arnaldo La Barbera, con Giovanni Falcone poi sulle stragi. Quando si è reso necessario realizzare un contributo esterno per il Pubblico Ministero, contenuto forse scevro da influenze del potere esecutivo, mi riferisco a indagini su colletti bianchi, magistrati, su eccellenti personalità della politica, il Pubblico Ministero ha preferito evitare che organi della politica e del potere esecutivo potessero incidere in quelle che erano le scelte della pubblica amministrazione presso la quale i vari soggetti operavano.
Nel fare questo ho fatto una scelta deontologica, cioè di rinunciare alla carriera, allo stipendio, per dedicare tutto il mio lavoro al servizio della magistratura. Questa scelta, anziché essere apprezzata è stata utilizzata dai miei detrattori che fino a ieri mi hanno attaccato in parlamento, al contrario.


Il ministro Brunetta non poteva non riferire che la concessione dell'aspettativa non retribuita che io avevo chiesto era perfettamente regolare, è stata vagliati da vari organi dello Stato, dal Ministero dell'Interno, dal Ministero della Funzione pubblica e dalla presidenza del Consiglio dei Ministri di Berlusconi, la stessa che mi ha attaccato in maniera così violenta e così assurda dicendo le fandonie che hanno fatto ridere gli italiani perché tutto questo can can che si muove nei miei confronti, questo pericolo nazionale, cioè una persona che da vent'anni lavora con i giudici e i Pubblici Ministeri nei processi di mafia, di stragi, di omicidi, di mafia e politica più importanti che si sono celebrati in Italia, rappresenta un pericolo.


Forse per loro! Per tutti quelli che mi hanno attaccato perché poi la cosa simpatica (è chiaro che ora sto zitto, non posso parlare sono legato al segreto) ma mi scompiscio dalle risate perché tutti i signori giornalisti che mi hanno attaccato, da Farina a Luca Fazzo a Lionello Mancini del Sole 24 ore, al giornalista della Stampa Ruotolo, sono i soggetti protagonisti delle vicende di cui mi stavo occupando. Questo è l'assurdo!


Gli stessi politici che mi stanno attaccando, sono gli stessi protagonisti di cui mi stavo occupando. Da Rutelli a Martelli, Martelli conosciuto ai tempi di Falcone. Parliamo di persone che comunque sono entrate nell'ottica della mia attività. Martelli nei computer di Falcone quando furono manomessi, Rutelli perché è amico di Saladino usciva dalle intercettazioni di Saladino, Mastella per le evidenze che tutti sappiamo e così via, poi dirò quelli che hanno parlato alla Camera al question time, quel giornalista che gli ha fatto il comunicato, cose da ridere! Tra l'altro questi non hanno nemmeno la decenza di far apparire un'altra persona.


No, compaiono loro in prima persona! Sapendo che loro entravano a pieno titolo nell'indagine. Questo è assurdo. Io continuo a ridere perché il popolo italiano che vede questo grande intercettatore, che avrebbe intercettato tutti gli italiani, ma che cosa andavo ad intercettare agli italiani? Per farmi sentire dire che non riescono ad arrivare alla fine del mese? Per sentir dire che i figli hanno perso il posto di lavoro o che sono disoccupati? Che c'è una crisi economica? Ma perché mai dovrei andare ad intercettare gli italiani? Ma quali sono questi italiani che hanno paura di Gioacchino Genchi?

Quelli che hanno paura di Gioacchino Genchi sono quelli che hanno la coscienza sporca, e quelli che hanno la coscienza sporca sono quelli che mi hanno attaccato. E con questo attacco hanno dimostrato di valere i sospetti che io avevo su di loro. Anzi, più di quelli di cui io stesso mi ero accorto, perché devo essere sincero, probabilmente io avevo sottovalutato il ruolo di Rutelli nell'inchiesta Why not.


Rutelli ha dimostrato probabilmente di avere il carbone bagnato e per questo si è comportato come si è comportato. Quando ci sarà la resa della verità chiariremo quali erano i rapporti di Rutelli con Saladino, quali erano i rapporti del senatore Mastella, il ruolo di suo figlio, chi utilizzava i telefoni della Camera dei Deputati... chiariremo tutto! Dalla prima all'ultima cosa. Questa è un'ulteriore scusa perché loro dovevano abolire le intercettazioni, dovevano togliere ai magistrati la possibilità di svolgere delle intercettazioni considerati i risultati che c'erano stati, Vallettopoli, Saccà, la Rai eccetera, la procura di Roma immediatamente senza problemi però apre il procedimento nei confronti del dottor Genchi su cui non ha nessuna competenza a indagare, perché la procura di Roma c'entra come i cavoli a merenda. C'entra perché l'ex procuratore generale di Catanzaro ormai fortunatamente ex, ha utilizzato questi tabulati come la foglia di fico per coprire tutte le sue malefatte e poi le ha utilizzate come paracadute per non utilizzarle a Catanzaro, dove probabilmente il nuovo procuratore generale avrebbe immediatamente mandato a Salerno. Perché in quei tabulati c'è la prova della loro responsabilità penale. Non della mia. Quindi, non li manda a Salerno che era competente, non li manda al procuratore della Repubblica di Catanzaro che avrebbe potuto conoscere quei tabulati e quello che c'era, non li manda al procuratore della Repubblica di Palermo dove io ho svolto tutta la mia attività ma li manda a Roma che non c'entra niente.


Quindi si va a paracadutare questi tabulati sbagliando l'atterraggio perché in una procura che non ci azzecca nulla. Perché tra l'altro in quei tabulati c'erano delle inquisizioni che riguardavano magistrati della procura della Repubblica di Roma! Su cui stavamo indagando. Ora la procura di Roma indaga su di me e sui magistrati della procura della Repubblica di Roma. Si è ripetuto lo scenario che accadde tra Salerno e Catanzaro e si è ripetuto lo scenario che era già accaduto tra Milano e Brescia all'epoca delle indagini su Di Pietro. Con la sola differenza che all'epoca si chiamava Gico l'organo che fece quelle attività, adesso si chiamano Ros, ma sostanzialmente non è cambiato nulla.


In ultima analisi dico che io sono comunque fiducioso nella giustizia. Hanno cercato di mettermi tutti contro, hanno cercato di dire ad esempio, nel momento in cui c'era un rapporto di collaborazione con la procura di Milano anche fra De Magistris e la procura di Milano, un'amicizia personale fra De Magistris e Spataro, che siano stati acquisiti i tabulati di Spataro. Assurdo! Non è mai esistita un'ipotesi del genere. Nemmeno per idea! Come si fa a togliere a De Magistris l'appoggio della magistratura associata? Diciamo che ha preso i tabulati di Spataro. Come si fa a mettere il Csm contro De Magistris? Diciamo che ha preso i tabulati di Mancino.


Adesso i Ros dicono che nei tabulati che io ho preso ci sono, non so quante utenze del Consiglio superiore della magistratura. Non abbiamo acquisito tabulati del Csm, sono i signori magistrati di cui abbiamo acquisito alcuni tabulati, quelli sì, tra cui alcuni della procura nazionale antimafia ben precisi, due, solo due, che hanno contatti col Csm.


Ha inquisito il Quirinale! Ma quando mai? Se però qualcuno del Quirinale ha chiamato o è stato chiamato dai soggetti di cui ci siamo occupati validamente, bisogna vedere chi dal Quirinale chi ha avuto contatti con queste persone, ma io non ho acquisito i tabulati del Quirinale. A parte che se fosse stato fatto sarebbe stata attività assolutamente legittima perché, sia chiaro, le indagini in Italia non si possono fare soltanto nei confronti dei tossici e magari che siano pure extracomunitari, oppure quelli che sbarcano a Lampedusa nei confronti dei quali è possibile fare di tutto, compresa la creazione dei lager.


La legge è uguale per tutti. Tutti siamo sottoposti alla legge! Perché sia chiaro. Questo lo devono capire. Nel momento in cui a questi signori li si osa sfiorare solo da lontano, con la punta di una piuma, questi signori si ribellano e distruggono le persone che hanno solo il coraggio di fare il proprio lavoro.
Gli italiani questo l'hanno capito. E hanno capito che questo dottor Genchi di cui hanno detto tutte le cose peggiori di questo mondo... e io adesso pubblicherò tutti i miei lavori, dal primo sino all'ultimo pubblicherò tutte le sentenze della Corte di Cassazione, delle Corti d'Appello, delle Corti di Assise, dei tribunali che hanno inflitto centinaia e centinaia di anni di carcere col mio lavoro. Ma le sentenze di cui io sono più orgoglioso non sono le sentenze di condanna, ma sono le sentenze di assoluzione! Sono quelle persone ingiustamente accusate anche per lavori fatti dal Ros che sono state assolte grazie al mio lavoro e che rischiavano l'ergastolo! E che erano in carcere. Persone che erano in carcere perché avevano pure sbagliato l'intestatario di una scheda telefonica. E adesso questi signori vengono ad accusare me di avere fatto lo stesso lavoro che loro... ma non esiste completamente!
Tutte queste fandonie e la serie di stupidaggini che sono state perpetrate addirittura in un organismo che è il Copasir! Che si deve occupare dei servizi di vigilanza sulla sicurezza, non sui consulenti e sui magistrati che svolgono la loro attività sui servizi di sicurezza! Noi abbiamo trovato delle collusioni di appartenenti ai servizi di sicurezza, con delle imprese che lavorano per i servizi di sicurezza, che lavorano nel campo delle intercettazioni, che costruiscono caserme con appalti dati a trattativa privata per milioni di euro, noi stavamo lavorando su quello! Stavamo lavorando su quello e ci hanno bloccato perché avevano le mani in pasta tutti loro! Questa è la verità.


Questa è la verità e adesso mi hanno pure dato l'opportunità di dirla perché essendo indagato io non sono più legato al segreto perché mi devo difendere! Mi devo difendere con una procura che non ci azzecca nulla con la competenza, la procura di Roma, mi difenderò alla procura di Roma.


Però sicuramente la verità verrà a galla! E non ci vogliono né archivi né dati perché sono tre o quattro cose molto semplici. Le intercettazioni di Saladino utili saranno una decina, quando fu intercettato prima che De Magistris iniziasse le indagini, ma sono chiarissime! E l'attacco che viene fatto nei miei confronti parte esattamente dagli stessi soggetti che io avevo identificato la sera del diciannove luglio del 1992 dopo la strage di via D'Amelio, mentre vedevo ancora il cadavere di Paolo Borsellino che bruciava e la povera Emanuela Loi che cadeva a pezzi dalle mura di via D'Amelio numero diciannove dov'è scoppiata la bomba, le stesse persone, gli stessi soggetti, la stessa vicenda che io trovai allora la trovo adesso!


Ancora nessuno ha detto che io sono folle. Anzi, sarò pericoloso, terribile ma che sono folle non l'ha detto nessuno. Bene allora quello che io dico non è la parola di un folle perché io dimostrerò tutte queste cose. E questa è l'occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D'Amelio alla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata."

Postato da Beppe Grillo il 27.02.09 13:15